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Ricerca in gastroenterologia

Data agg: 11/10/2004

La situazione della ricerca oggi

ConclusioniMa, nello specifico, è possibile delineare la situazione della ricerca gastroenterologica? Premesso che ciò richiederebbe un'analisi molto articolata, alcune pubblicazioni possono rappresentare un buon riferimento per imbastire una discussione.
Lewison et al. hanno censito i lavori di ricerca gastroenterologica (tratti sia da riviste specialistiche, sia di settori affini, come infettivologia, genetica e oncologia), pubblicati nei periodi 1985-86, 1991-92 e 1997-98, da gruppi di ricercatori di diversi Paesi Industrializzati. Di ogni pubblicazione è stata valutata la provenienza, il numero di autori, l'impact factor, il contributo in termini di finanziamenti percepiti, il tipo di ricerca (osservazioni cliniche, miscellanea clinica, indagini cliniche, ricerca di base) e il gruppo di impatto potenziale (suddividendo le riviste in 4 gruppi basati sull'impact factor).

I risultati hanno dimostrato che, tra il 1985 e il 1998, si è verificato un incremento del 30% del numero dei lavori pubblicati, con un declino di contributi da parte di Regno Unito e USA e un aumento da parte di Giappone, Spagna, Italia e Germania.
Complessivamente, il 20% dei lavori, pur con una distribuzione disomogenea, erano classificati come appartenenti alla ricerca di base.

Tuttavia, mentre il Canada ne pubblicava il 30% di tale tipo, Finlandia, Italia e Israele erano sotto la soglia del 15%. In termini di impatto potenziale, i Paesi che mostravano la "miglior qualità" erano Olanda, Svezia, Francia, Finlandia, Italia, Spagna e Germania. Per quanto riguarda il numero medio di fondi per articolo, emergeva che la Svezia era il Paese con il valore più elevato, il Giappone il più basso e l'Italia era al 10° su 16 posti. Quest'ultima, al contrario di Regno Unito e Canada, aveva una produzione proporzionalmente più elevata rispetto al "peso" delle malattie gastroenterologiche [2].

I buoni progressi dell'attività gastroenterologica italiana, erano già stati documentati da Sorrentino et al. che aveva evidenziato un incremento annuo del 4.3%, basato sulla valutazione dell'impact factor, mentre veniva confermato un trend negativo per USA e Regno Unito; i ricercatori di quest'ultimo Paese, peraltro, pubblicavano sovente su giornali nazionali [3].
I suddetti risultati sono per l'Italia ancor più lusinghieri di quanto non appaia, se si considera che ivi, mentre il numero dei medici è notoriamente troppo elevato in rapporto alla popolazione generale, ciò non accade per i gastroenterologi, che sono pari a 1.8 ogni 100.000 abitanti, il che ci colloca in una fascia intermedia, sopra al Regno Unito ma sotto rispetto a Francia e USA [4].
Tali considerazioni generali non devono però farci dimenticare alcune ombre della disciplina gastroenterologica nel nostro Paese.

La collaborazione con imprese private, a parte episodi limitati, è molto lenta a crescere [5] e considerato che a ciò si aggiunge uno stanziamento di fondi pubblici inferiore, rispetto a Paesi con simili caratteristiche economiche e demografiche [2], alcune difficoltà del settore sono giustificate. Inoltre, va considerato il rilevante impatto che le patologie gastroenterologiche hanno ancora nell'ambito clinico italiano: nel 1990 esse rappresentavano la seconda causa di ricovero in ospedale, dopo le malattie dell'apparato cardiovascolare, la quarta causa di decessi (la terza se si sommano le forme neoplastiche) ed il numero di ammissioni in ospedale era sproporzionalmente più elevato rispetto al numero dei letti disponibili [6].
E' palese quindi l'esigenza di potenziare ancor più la ricerca gastroenterologica, sia clinica che di base.

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