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Sindrome colon irritabile

Data agg: 22/09/2009
Sindrome colon irritabile, vietato sottovalutarla

Colloquio col prof. Fabio Baldi, dell’Azienda ospedaliera
S.Orsola Malpighi di Bologna

Una patologia tanto comune quanto sottovalutata. La sindrome del colon irritabile rimane la forma più diffusa di disturbo funzionale intestinale. Secondo alcune rilevazioni, ancora oggi è la prima causa di consultazione presso l’ambulatorio dello specialista in gastroenterologia (50-70% dei casi) e costituisce uno dei principali motivi di assenteismo dal lavoro nei Paesi industrializzati. Ma nonostante i numeri, rimane una patologia non di rado trascurata: sia dai pazienti che dagli stessi medici.

«Un po’ perché ha vari sintomi, a volte assai differenti da paziente a paziente, un po’ perché è una sindrome benigna, un po’ perché non può essere curata completamente e un po’ perché è assai comune. Tutti questi fattori concorrono a far sì che a volte i medici tendano a sottovalutare questa sindrome, e di conseguenza lo fanno anche i pazienti». Parla chiaro il professor Fabio Baldi, del Dipartimento di gastroenterologia dell’Azienda ospedaliera S.Orsola Malpighi di Bologna, che conosce bene le problematiche legate alla sindrome del colon irritabile. «Un altro problema - aggiunge Baldi - è che è difficile pensare ad una vera prevenzione per questa patologia, e le sue cause rimangono ancora largamente sconosciute».

Una patologia dai contorni ancora indefiniti, quindi. Tanto che persino la dieta, un tempo considerata il vero cardine attorno al quale ruotava la sindrome, è stata recentemente messa in discussione. Uno studio da poco apparso sul Journal of the American Dietetic Association ha infatti sottolineato come non esistano alimenti "buoni" o "cattivi" per chi soffre di questa sindrome, ma che la dieta va tarata a seconda del paziente. Persino sulle tanto consigliate fibre sono emersi alcuni dubbi. «La dieta rimane certo un importante riferimento medico nel trattamento di questa malattia – sostiene Baldi – Tuttavia, non solo la dieta ma anche la stessa terapia va mirata a seconda delle peculiarità del paziente: i consigli e i farmaci vanno adattati sulla base del disturbo prevalente».

Già, i farmaci: quali sono le armi farmacologiche e terapeutiche di cui i medici oggi dispongono? «Per ora non esistono medicinali che possano ricoprire tutto l’ampio spettro di disturbi che la sindrome del colon irritabile può comportare – precisa Baldi – Ci sono delle ricerche e degli studi, certo, ma siamo ancora lontani dalla messa in commercio. Il guaio è che questa patologia ha quasi sempre alla base una ipersensibilità viscerale, intrinseca, che è molto difficile da trattare.
Ecco: l’obiettivo per la ricerca deve essere proprio quello di riuscire ad agire su questi fattori innati, anche se l’impatto di fattori esterni non è da sottovalutare. É stato per esempio provato da vari studi che dopo una gastroenterite batterica è più facile sviluppare la sindrome, ma anche fattori come inquinamento e stress possono concorrere all’emergere della malattia».


Insomma: cause incerte, farmaci ancora settoriali, prevenzione impossibile e tendenza a sottovalutare sintomi e malattia. Non c’è da stupirsi se i pazienti cerchino conferme, anche di non esperti. Una recente ricerca italiana ha infatti dimostrato che nel nostro Paese la maggioranza delle persone affette dalla sindrome fanno riferimento ad internet per saperne di più. «L’accesso di informazioni attraverso internet non è di per sé un male – conclude Baldi – Certo c’è sempre il rischio di volersi “autogestire”, tuttavia non si può negare che questo comportamento da parte dei pazienti è dovuto anche alla scarsa informazione riguardo questa malattia. Occorre certamente parlarne di più: sia ai medici che ai pazienti».


A cura dello Staff di Gastronet

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