La diarrea del viaggiatore
La possibilità che un viaggiatore proveniente da un paese industrializzato sviluppi una diarrea in un paese ad alto rischio (America Latina, Asia meridionale e Africa) si aggira intorno al 40%, contro circa il 2% per un viaggio in un altro paese industrializzato e del 10-15% in un paese a rischio intermedio (Cina, Russia, Medio Oriente, Nord Africa).
Tali elevate percentuali non devono rappresentare una indicazione ad una profilassi farmacologica della infezione che deve essere proposta solo in particolari condizioni (un viaggio di particolare importanza per il quale anche poche ore di malattia non sono accettabili) ed in particolari gruppi di pazienti (pazienti immunodepressi, affetti da malattie debilitanti o neoplastiche, in terapia con inibitori di pompa protonica o comunque acloridrici).
La diarrea del viaggiatore è per l’80% dei casi dovuta a batteri (contro meno del 30% per le diarree insorte nei paesi industrializzati) per cui un farmaco che è spesso consigliato come prevenzione è il bismuto subsalicilato [
36,
37]. Nel trattamento della infezione, i fluorochinolonici, ed in particolare la ciprofloxacina, sono i farmaci indicati per la maggior parte dei casi e si lasciano preferire al trimetropin-sulfametossazolo nei confronti del quale ceppi resistenti sono stati rinvenuti in alcune aree geografiche (in Messico ad esempio).
Il trattamento può essere instaurato in modo del tutto empirico per la elevata probabilità che la diarrea sia di origine batterica, e per la mancanza di più sofisticati mezzi di diagnosi e terapia [
36].
- La diarrea del viaggiatore, soprattutto se con sintomi di dissenteria, è una indicazione al trattamento antibiotico empirico.