| Modificare i comportamenti sbagliati |
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La prima cosa da fare è defecare quando se ne senta il bisogno e creare una nuova regolarità nell'alvo. Questo ultimo aspetto può essere favorito cercando di defecare ogni giorno alla stessa ora, eventualmente cominciando ad assumere regolarmente un lassativo o piccoli clisteri e contemporaneamente aumentando il contenuto in fibre della dieta. Il paziente deve essere invitato a dedicare ogni giorno 15-20 minuti alla defecazione, duranti i quali siederà sul bagno senza premersi. L'aumento della attività fisica è spesso consigliato.
In caso di stipsi:
| ALIMENTI PERMESSI |
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| Pane e crackers integrali |
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| Riso e pasta integrali, passati di verdura, minestroni di verdure |
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| Nessuna limitazione per carne, pesce e uova |
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| Verdure cotte, carote, fagiolini, zucchine, carciofi, spinaci, cavoli, rape legumi freschi in genere |
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| Grassi vegetali, burro fresco |
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| Grassi saturi |
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| Frutta fresca cruda, pere, uva, pesche, ciliege, prugne, fichi. frutta cotta |
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| Yogourt, marmellata, miele |
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| Bevande, meglio se fuori pasto |
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| Vino bianco (non molto) |
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| ALIMENTI PROIBITI O DA CONSUMARE CON MODERAZIONE |
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| Pane bianco, mollica |
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| Riso e pasta non integrali |
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| Abusi di carne, pesce, uova, fritti |
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| Fagioli, lenticchie |
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| Intingoli e spezie |
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| Formaggi piccanti |
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| Carni insaccate |
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| Nespole, mirtilli, limone |
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| Cacao, cioccolato |
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| Caffè, the, vini rossi, alcolici |
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| Gelati, bevande ghiacciate |
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| Consigli dietetici |
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L'aumento del contenuto di fibre della dieta è il trattamento più semplice, fisiologico ed economico e dunque il primo da mettere in atto. Il miglioramento della sintomatologia con una dieta opportuna può rendere non necessarie ulteriori valutazioni e trattamenti e ciò avviene spesso in pazienti con forme lievi di stipsi. Un opportuno apporto di fibre si aggira intorno ai 30 g/die. E' necessario dare al paziente precisi consigli dietetici indicando i vari alimenti e le rispettive quantità per essere sicuri che il paziente realmente faccia una alimentazione con un contenuto adeguato in fibre. Tale tipo di dieta può essere mal tollerata dal paziente con forme più gravi di stipsi e può determinare meteorismo e dolori addominali.
Il primo approccio al paziente con stipsi è dunque volto a modificare abitudini errate. Solo dopo il fallimento di questo si potrà pensare all'uso di veri e propri lassativi, andando a preferire quelli meno drastici e meglio tollerati. E' comunque sconsigliato l'uso cronico di lassativi oltre il minimo necessario a risolvere acutamente un problema serio di stipsi, vista la possibile insorgenza di effetti collaterali e di dipendenza psicologica.
| Classificazione dei lassativi |
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Numerosi sono i farmaci impiegati nel trattamento della stipsi con diversi meccanismi di azione. Schematicamente possono essere suddivisi in:
| Lassativi che formano massa |
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Si tratta di fibre vegetali, zuccheri spesso derivati della cellulosa che hanno una azione lassativa modesta e comunque non pronta. Sono disponibili in commercio in diverse preparazioni (polveri, granuli, capsule ecc) e vengono in genere assunte con acqua. Il loro meccanismo di azione è dovuto all'aumento del volume fecale dovuto alla loro capacità di legare l'acqua e di aumentare la crescita batterica; i prodotti di fermentazione batterica inoltre aumentano la motilità intestinale. Il loro utilizzo è indicato laddove il paziente non riesca con la alimentazione ad aumentare in modo soddisfacente l'introito di fibre.
| Lassativi osmotici |
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Sono zuccheri che l'organismo non riesce a digerire e che nell'intestino, utilizzati dai batteri, abbassano il pH e richiamano acqua nelle feci. Il lattulosio ed il lattitolo aumentano la frequenza dell'evacuazioni riducendo la consistenza delle feci. Sono blandi lassativi, a lenta efficacia, generalmente ben tollerati anche se possono provocare all'inizio gonfiore della pancia (meteorismo). Sono farmaci comunque non assorbiti e dunque non dannosi per l'organismo.
| Lassativi salini |
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Sono miscele di sali (idrossido di magnesio, citrato di magnesio, solfato di magnesio, solfato di sodio) che vengono assorbiti in quantità modesta nell'intestino e dunque hanno un effetto soprattutto locale richiamando acqua nelle feci. Sono molto usati per le stipsi lievi o transitorie.
Meccanismo analogo, e dunque di tipo osmotico (determina cioè richiamo di acqua nelle feci), è quello delle soluzioni elettrolitiche di PEG, usato come catartico per la pulizia intestinale prima di indagini o interventi chirurgici, nonché nel trattamento della stipsi.
| Lassativi lubrificanti |
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L'olio di vaselina è una miscela di paraffine che viene poco o nulla assorbita e che agisce lubrificando e ammorbidendo la massa fecale.
| Lassativi modificanti la motilità, aumentanti la secrezione o riducenti l'assorbimento |
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Sotto questa definizione vengono raggruppati un insieme eterogeneo di molecole che un tempo venivano anche definite, in modo non corretto, irritanti. Hanno importanza, oltre che per la loro efficacia, anche per l'abuso che se ne fa. Si tratta dei cosiddetti derivati antrachinonici, ossia derivati vegetali di aloe, senna, rabarbaro. Sono stati segnalate alterazioni del colon che possono alla lunga alterarne la motilità se usati in modo eccessivo. In individui che fanno uso cronico di tali prodotti di si trova spesso una pigmentazione scura della mucosa dell'intestino.
| Olio di ricino |
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Riduce l'assorbimento di acqua e stimola la motilità intestinale. Può portare alterazioni della parete intestinale con infiammazione per cui deve essere evitato l'uso prolungato.
| La riabilitazione nella dissinergia del pavimento pelvico |
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Si calcola che la stipsi la dissinergia pelvica possa rappresentare il 25 - 50% delle stipsi sia dell'adulto che del bambino. Non esiste terapia farmacologia in questo tipo di stipsi. Il trattamento di questi pazienti è fisiokinesiterapico. Bisogna insegnare loro a evacuare efficacemente, contrarre i muscoli addominali superiori e rilassare quelli inferiori, rilassare contemporaneamente i muscoli del retto non opponendo alcuna resistenza all'espulsione delle feci. La fisiokinesiterapia deve essere integrata dal biofeedback che utilizza equipaggiamenti atti a registrare e mostrare al paziente l'attività dei muscoli intorno al retto che devono essere contratti e rilassati come si è loro insegnato durante le sedute di kinesiterapia. Il paziente giace in genere su un fianco. Per mezzo di una evidenziazione sonora o visiva il paziente viene informato della contrazione della sua muscolatura. Un palloncino di 50-100 ml di aria viene gonfiato nel retto e si chiede al paziente di espellerlo. Se si verifica un aumento della attività muscolare il paziente viene incoraggiato a concentrarsi sulla regione anale e a produrre l'atto dell'evacuare senza contrarre lo sfintere. Utilizzando queste tecniche di biofeedback alcuni studi hanno riportato un successo terapeutico di oltre il 50%.